att. !!!!! programma in costruzione
Di: Dott.ssa. Mariateresa Fiumanò, neurologo.
La condizione di anzianità e poi di vecchiaia molto spesso viene misconosciuta o ignorata come se non fosse un destino comune verso il quale quasi tutti gli uomini devono avviarsi e imparare a conviverci.
Ecco dunque la chiave di un buon futuro prossimo dell’uomo: imparare.
Si può e si deve imparare su queste condizioni e gli apprendisti non dovranno essere solo le persone che incominciano ad avere una certa età (quale di preciso non si sa), ma anche e soprattutto i giovani: bambini, adolescenti e adulti che vivono una realtà comunitaria costituita in prevalenza da anziani e vecchi.
Anziani e vecchi che, anche se malati o limitati nelle loro funzioni, qualora vengano considerati e trattati nella giusta maniera non andranno a costituire un peso, ma un valore, una risorsa che occorrerebbe esplorare e conoscere per poi poterla utilizzare al meglio, nell'interesse della società, ma anche dei singoli individui
Contrariamente a ciò che sosteneva pessimisticamente il filosofo Norberto Bobbio, per il quale: “Il mondo di tutti i vecchi, è... il mondo della memoria. Tu sei quello che hai pensato, amato, compiuto. Io aggiungerei: “sei anche ciò che ricordi”, ma non soltanto quello, in quanto va considerato che a sessanta, settant'anni, ottanta e oltre il cerchio della vita non necessariamente si chiude, e che, oltre alla memoria, si dovrebbero e si possono, invece, coltivare ancora l'intelligenza, la creatività e la passionalità.
Da una parte, gli indici di natalità, che quasi rasentano lo zero, e dall'altra l’allungamento dell'aspettativa di vita, insieme alla sempre più crescente rilevanza delle malattie di lunga durata e delle disabilità correlate, soprattutto nelle età avanzate e molto avanzate, hanno fatto sì che si rendesse sempre più necessario e inderogabile il garantire un buon presente e un ottimo futuro a quella che incomincia a rappresentare una parte piuttosto consistente della nostra popolazione.
Difatti in Italia, che è uno dei paesi più longevi del mondo, la speranza di vita ha raggiunto i 76 anni per gli uomini e gli 82 per le donne, sono migliorate le condizioni di salute e i livelli medi di autonomia degli anziani di ogni età e pare che nel 2050 gli ultraottantenni saranno 5 milioni in più rispetto alle rilevazioni del 2004 e che entro 10 anni al massimo gli italiani sotto i quaranta’anni saranno 11 milioni di meno rispetto alla loro quantità attuale.
Solo nel Lazio la popolazione over 65 supera 1.000.000 unità di cui uno su dieci ha più di 85 anni. Nella città di Roma gli ultrasessantacinquenni sono circa 740.000, di cui 250.000 vivono soli.
Inoltre va considerato anche che questo fenomeno in futuro non riguarderà solo le nazioni economicamente avanzate, per cui è stato calcolato che nel 2025 il 75% degli anziani vivrà nei paesi in via di sviluppo, nei quali il loro numero aumenterà di 7 volte rispetto alle 3,6 volte di quelli a economia avanzata.
Ma la situazione generale che si va prospettando non è una delle migliori, in quanto gran parte delle persone, in assenza di eventi patologici rilevanti, è destinata ad un invecchiamento “sano” che si va allungando verso età sempre più avanzate, per poi essere affetta, spesso in tempi molto rapidi, da complesse di pluripatologie e pluridisabilità destinate a protrarsi per un numero discreto di anni.
E purtroppo “Solo la metà dei pazienti con malattie croniche sono identificati; solo la metà di questi ricevono un trattamento e solo la metà di quelli trattati sono trattati adeguatamente”(Smith 1999, British Medical Journal).
Nelle patologie di lunga durata malattie e loro conseguenze non sono quasi mai statiche per cui le cure e le assistenze richiedono continui adattamenti e interventi di natura medico-clinica e interventi di altro genere , ma altrettanto importanti che coinvolgono aspetti biografici familiari, relazionali, abitativi, economici e gestionali.
Nel nostro paese, purtroppo, si risente in maniera molto evidente di uno scarso interesse verso questo tipo di incombente situazione con conseguenti ritardi di tipo culturale e programmatorio che hanno portato a privilegiare un modello di welfare basato più sulla concessione di beni economici alla famiglie (quasi sempre insufficienti) che sull’organizzazione e sul potenziamento di sistemi di intervento mediante servizi che sono stati continuamente penalizzati da continui contenimenti delle risorse.
A questo proposito è stato giustamente osservato che l’evoluzione demografica viene da noi vissuta più come allarme sociale che come spinta-motore di una solida realizzazione ex novo di servizi e revisione e implementazione di quelli già esistenti.
Per poter essere in grado di affrontare nella maniera migliore questo quadro, del quale ormai facciamo parte, ciascuno di noi dovrebbe essere sensibilizzato e nella fattispecie messo in condizioni di imparare.
Perciò sarebbe indispensabile prima di ogni altra cosa conoscere, diventare consapevoli protagonisti del mondo a cui apparteniamo, per potervi intervenire in senso positivo, facendo in modo che anziani e vecchi non restino dei semplici numeri utili a incrementare le statistiche, ma delle persone ciascuna con la propria individualità, capacità e esigenze alle quali devono essere assicurata la salute non intesa come assenza di malattia, bensì come “stato di benessere fisico, mentale e sociale” secondo quindi la ben nota definizione dell’OMS.
A questo scopo bisogna:
A) Conoscere la consistenza numerica anziani-vecchi e le loro condizioni familiari, abitative, socio-economiche e il loro stato di salute mediante:
1)la conduzione di studi che si possano avvalere di dati rilevati mediante indagini epidemiologiche micro territoriali (es: circoscrizioni, oppure zone urbanistiche che consistono in partizioni interne alle circoscrizioni simili a quelle a volte adottate dai comuni a fini pianificatori ), e di dati più approfonditi raccolti in occasione delle rilevazioni di censimento che potrebbero essere condotte con una frequenza maggiore rispetto a quella usuale e di dati sugli anziani forniti dai servizi sanitari ASL e dai servizi (prima ASL e adesso INPS) addetti al rilascio delle invalidità civili o dell’esenzione dai ticket;
2) l’organizzazione di sportelli (presso sedi circoscrizionali e distretti sanitari ASL) e di linee telefoniche dedicate per la raccolta e successiva disamina delle necessità e rilascio informazioni su servizi socio-sanitari e organizzazioni o iniziative rivolte a possibili impegni lavorativi e al tempo libero;
3) l’identificazione di aree problematiche ossia di aree geografiche in cui le condizioni dei servizi esistenti, le loro carenze o assenze totali in relazione alle rilevanze epidemiologiche, richiedono interventi prioritari.
4)la conduzione sistemica di studi ad hoc (anche presso i domicili) per l’evidenzazione delle principali problematiche lamentate direttamente dalle persone in età avanzata (solitudine, emarginazione, depressione, malattie, ecc) o dai loro familiari;
5)la pubblicizzazione di quest’ultime per consentire una loro più diffusa conoscenza e presa di coscienza;
6)l’educazione della domanda sia in termine di richiesta di servizi che di farmaci o di ausili sanitari da inserire in programmi più ampi di educazione socio- sanitaria
B) Intervenire mediante :
1) la pianificazione-programmazione e la realizzazione di servizi e di interventi socio sanitari e di attività efficienti mirati alle necessità effettive della popolazione, siano essi anziani- vecchi che loro familiari;
2) la conduzione di verifiche periodiche dell’impatto positivo dei servizi o interventi con apporto di eventuali interventi di correzione o modifica.
C) Disporre di sufficienti risorse economiche che potrebbero essere reperite mediante:
1) una maggiore oculatezza nella prescrizione e nella richiesta dei farmaci e di presidi sanitari (è stato calcolato che per ogni famiglia italiana ogni anno vengono richiesti e sprecati quantità abnormi di medicinali);
2) revisioni sistemiche e non a campione di tutte le invalidità e indennità di accompagnamento rilasciate negli scorsi anni (molti invalidi, dei quali un gran numero in età avanzata, ai quali è stato riconosciuto il massimo dell’invalidità con in aggiunta l’indennità di accompagno godono di ottima salute!);
3) diminuzione dei ricoveri e delle istituzionalizzazioni a vita;
4) potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare in modo tale che la casa possa essere sempre identificata come contesto privilegiato di cura e assistenza per le persone e i loro gruppi familiari.
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