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"L’allattamento al seno quale mezzo di
prevenzione per la vita"

di

 Dott. Orlando Caponera

L’allattamento al seno è accertato avere un ruolo importante nella prevenzione di svariate patologie, sia in età pediatrica sia adulta; i vantaggi nutrizionali, immunologici, psicologici e generali per la salute del bambino
e della mamma sono stati documentati per anni da innumerevoli autori, mentre un aspetto poco noto riguarda un diverso sviluppo della cavità orale e delle strutture circostanti nei neonati che poppano esclusivamente al seno rispetto a quelli che ricevono biberon. Sono stati condotti diversi studi epidemiologici sull’argomento, ma la maggior parte di loro presenta difetti metodologici che rendono i risultati soggetti a controversie; in generale i bambini che sono stati allattati al seno solo per alcuni mesi sono classificati come “allattati al seno”, questo diminuisce le differenze tra i bambini alimentati esclusivamente al seno e i bimbi nutriti con latte artificiale, impedendo l’individuazione dei problemi legati alle tettarelle e ai biberon. (v. Barbato.U. Procaccini.M. Caponera.O., “L’influenza del tipo d’allattamento sull’apparato stomatognatico”, Il Dentista moderno, 1987 )
In effetti, i due sistemi di suzione differiscono in maniera sostanziale, a seconda che essa avvenga alla mammella o artificialmente. Ora, la migliore descrizione della suzione del bambino durante la poppata, sia al seno sia al biberon, è stata fatta con gli ultrasuoni da M. Woolridge nel suo studio” The anatomy of infant suckling”, Midwifery, 1986.

Le differenze sostanziali evidenziate sono due:

la prima è che il capezzolo si adatta alla forma della bocca del bambino, mentre con la tettarella è la bocca del lattante che si deve adattare alla tettarella;
la seconda riguarda i meccanismi di suzione diversi, tanto nei movimenti effettuati dalle strutture orali del bimbo quanto per la pressione sviluppata.

La suzione attiva al seno permette al tessuto morbido ed elastico della mammella di plasmare il palato duro, perché esso si schiaccia e si dilata in risposta all’azione della lingua del bambino. Quando il lattante mette in atto il movimento di tipo peristaltico per strizzare il latte dal capezzolo/ aureola, il suo palato duro è delicatamente modellato in una conformazione arrotondata ad U.
L’azione di compressione peristaltica della lingua, che procede da avanti verso il retro della bocca, spinge il latte verso la gola, dove il bambino lo inghiotte ottenendo il nutrimento.
La deglutizione è l'atto fisiologico con cui è coordinato il transito attraverso una via comune dell'aria diretta ai polmoni e del latte materno.
E' alla nascita, con l'emissione del primo vagito, che s’innesca questo meccanismo perfetto.
Il neonato conquistato il capezzolo materno cerca di succhiare prima il colostro, poi il latte, creando una pressione negativa nel cavo orale. Raggiunge quest’intento aspirando l'aria che è in bocca nei polmoni e restringendo il cavo orale con la dislocazione posteriore della mandibola. Va rilevato che in quest’istante il latte non cade nel cavo orale, ma si esteriorizza nel capezzolo e nell'aureola senza così raggiungere i polmoni e causare asfissia. A questo punto il capezzolo e l'aureola diventano turgidi stimolando così la contrazione della lingua che spreme il contenuto del capezzolo schiacciandolo sulla volta palatina. Contemporaneamente la lingua assume aspetto arciforme, e in questo modo chiude con la parte posteriore il collegamento con le vie aeree lasciando aperta solo la via esofagea.
Questo modo sano e normale di deglutizione costituisce la base del corretto riflesso di deglutizione anche in età adulta.
La lingua in posizione di riposo giace sul pavimento del palato sotto il bordo dei denti superiori e le labbra sono chiuse.
Quando il bambino introduce in bocca il capezzolo e parte dell’aureola, è costretto a respirare con il naso, abituandosi così anche in futuro a svolgere questa funzione in maniera fisiologica; il naso, infatti, svolge una funzione preminente nella dinamica respiratoria per la sua anatomia e fisiologia, visto che presenta una vasta superficie ricoperta da una membrana mucosa vascolarizzata e strutturata in modo da assolvere a importanti funzioni quali, la filtrazione, che è svolta meccanicamente, da peli e ciglia, e chimicamente da alcuni lisoenzimi, secreti dalla membrana mucosa, che presentano azione battericida; la umidificazione, che viene svolta dalle secrezioni della mucosa nasale che rendono il flusso d’aria umido impedendo l’essiccazione dei tessuti con cui essa viene a contatto; la calefazione, che consiste nel riscaldamento dell’aria inspirata, la quale si verifica grazie all’abbondante flusso di sangue che giunge alla membrana della mucosa nasale riccamente vascolarizzata.
In considerazione dei rapporti anatomici ed embriogenetici esistenti tra orecchio medio, muscoli masticatori, muscolo tensore del velo pendulo e del timpano, derivati dal primo arco branchiale, si evidenzia una correlazione tra funzione tubarica e lo sviluppo dell’arco palatale. (v. Gli aquiloni volano con il vento. 1° Convegno, ” La salute del bambino: aspetti preventivi e sociali”, 03/1998.Ospedale S. Spirito Roma. Caponera. O. Nisticò.A. (Allattamento al seno: sapevate che….?)



Per evidenziare gli effetti benefici dell’allattamento al seno, descriviamo cosa potrebbe accadere con l’allattamento artificiale.

Nelle prime fasi di sviluppo della cavità orale il palato è malleabile come cera molle. Pertanto, quando la tettarella è premuta contro la tenera struttura ossea, può essere modellato in forma innaturalmente stretta a V, occupando lo spazio riservato alle cavità nasali.
Quando la volta palatale è spinta verso l’alto, il pavimento della cavità nasale sale altrettanto: dato che l’arco del naso non sale allo stesso modo, ci sarà una riduzione dello spazio delle fosse nasali, riducendo la respirazione fisiologica nasale e quindi costringendo il bambino a respirare con la bocca.
Durante questa scorretta funzione, una considerevole quota di aria inspirata salta il fisiologico filtro dell’epitelio nasale, il flusso di aria non filtrato, umidificato e non preriscaldato penetra attraverso la bocca sui tessuti adenotonsillari, ipertrofizzandoli e infiammandoli.
Quando il bambino succhia il latte dal biberon, la lingua compie un movimento di schiacciamento simile ad un pistone, con il compito di regolare il flusso del latte aprendo o tappando il buchino (che le mamme spesso allargano per velocizzare l’operazione). Con l’errata tecnica di suzione, in pratica il bambino impara a nutrirsi passivamente, con scarsa e scorretta attività linguale e labiale, e soprattutto assumendo una postura linguale e mandibolare atipica e sostanzialmente scorretta, con ripercussioni anche a carattere generale (dislocazione dell’ A.T.M alterarata, incompetenza labiale, ipotonia e incoordinamento muscolare). Lo scorretto schema deglutitorio che il bambino memorizza può permanere anche dopo la cessazione dell’uso del biberon. Quest’anomala attività motoria della lingua si correla ad una condizione di spinta linguale o di deglutizione deviata.
Una incoordinazione funzionale tra i muscoli dell’orecchio, può portare ad una insufficiente ventilazione del medesimo, con l’irrigidimento della catena ossiculare. Questa condizione può favorire l’accumulo di secrezione all’interno del cavo timpanico e della tuba ostruita, e quindi una diminuzione dell’udito di media e grave entità.




Riteniamo utile citare l’indagine che abbiamo condotto in collaborazione con i Padri Camilliani in Kenya, dove, in alcuni villaggi sulle colline di Kisii, nei bambini in età compresa tra i tre e i sei anni, l’incidenza delle abitudini viziate è prossima allo zero. La stessa situazione non è stata osservata né presso il Tabaka Mission Hospital, sempre nelle vicinanze di Kisii, né presso la città di Nairobi. Probabilmente, la spiegazione di ciò sta nel modello comportamentale delle madri, le quali nei villaggi collinari allattano i neonati esclusivamente al seno per ben due anni, mentre nella Missione e tanto più a Nairobi, sotto l’influenza delle strutture “civilizzate”, sostituiscono in tutto o in parte l’allattamento esclusivamente naturale con quello artificiale.(v. 1° Congresso Internazionale della European Association of Dental Public Health. Cittadella (PD), Caponera.O. Nisticò.A., “The role of diet in the prevention of oral, cranial and cervical dysfunctions”, 10/1997, e 54° Congresso Andi Firenze. Caponera.O. Nisticò. A., “Correlazione tra alimentazione e patologie oro-cranio-cervicali”, 04/1998
















A conclusione di quanto sopra esposto, ci sembra utile indicare alcuni suggerimenti operativi da noi ritenuti indispensabili al fine di ridurre al minimo le probabili disfunzioni del lattante:
1) Informazione corretta durante i corsi di preparazione al parto, con distribuzione di materiale informativo. (v.3°.Congresso Internazionale European Association of Dental PublicHealth. Oral Promotion-Stering Group In Strasbourg.10/1999. “La nostra bocca: un tesoro da difendere”, Caponera. O.)
2) Se la mamma può e desidera allattare il bambino al seno, prima del parto informare sia la mamma sia il personale Sanitario sull’importanza dell’allattamento esclusivo.
3) Osservare i bambini, specie quelli alimentati o parzialmente o totalmente con latte artificiale, e se necessita (raramente si verifica una soluzione spontanea), in accordo con il pediatra curante sull’età di esecuzione; correggere, in collaborazione con l’otorino e il logopedista, la respirazione orale, la deglutizione scorretta, i disturbi fonetici ed eventuali altre abitudini viziate con esercizi di mioterapia ; con l’ausilio dello specialista odontoiatra la forma a v del palato, usando opportune terapie (p.es. i disgiuntori rapidi del palato), le quali, oltre a risolvere i problemi odontoiatrici, spesso risolvono anche i problemi di pertinenza otorino (sindromi ostruttive, rinofaringiti, otiti, ipoacusie, russamento, apnee notturne, cefalee) e posturali. ( v. Dal volume:
“Lombalgie e Apparato Locomotore”, a cura di Scoppa F., Edi-Ermes, 1998: Caponera.O., “Disfunzioni oro-cranio-cervicali: prevenzione e orientamenti terapeutici”.)













Proposte programmatiche
Premessa:
Per superare la necessità, così frequentemente addotta, di integrare l’alimentazione a base di latte materno nei primi mesi, è necessario modificare in primo luogo la cultura dell’allattamento, abbandonando l’uso dell’allattamento al biberon quale modello di riferimento. Occorrono nuove tabelle di accrescimento basate sui parametri di crescita di bambini sani allattati in modo esclusivo; la somministrazione di biberon, anche di semplice soluzione glucosata, nei reparti di maternità, va riservata esclusivamente a pochi casi di reale necessità ; è necessario comprendere la gestione biologicamente corretta dell’allattamento materno, ovvero il libero accesso del bambino alla mammella senza restrizioni di tempo o di quantità (allattamento a richiesta), onde garantire un’adeguata produzione di latte.
Va rilevato come tali raccomandazioni siano da oltre un ventennio promulgate dall’OMS, la quale inoltre, nella più recente campagna sugli “Ospedali amici dei bambini”, ha elaborato un protocollo nel quale un punto specifico è stato riservato alla raccomandazione di proteggere la suzione del neonato evitando l’uso di tettarelle e succhiotti. Un semplice cambiamento d’atteggiamenti e comportamenti, che non necessita di modifiche strutturali o costose attrezzature, può così portare la comunità ad un enorme risparmio in termini di salute.
1) Suggerire ai ricercatori di condurre indagini corrette; con selezioni preliminari, sui seguenti gruppi:
a)mamme che allattano esclusivamente al seno per almeno sei mesi.
b) mamme che allattano con tettarelle e biberon, ecc.(v. O.Caponera.
A. Comito.G. Ferretti. C. Lombardo. “l’allattamento al seno quale mezzo di prevenzione per la vita”. VII Congresso Nazionale della società di Neonatologia. 20-23 giugno 2001.Chieti.(IT)

2) Proporre alle industrie del settore di studiare e produrre tettarelle e biberon meno dannosi (v. Drane D., The effect of use of dummies and teats on orofacial development, Breastfiding Review, 1996; 4:59-64)













OSSERVAZIONI


Perché le mamme non allattano al seno?
1)Non sono informate correttamente: uno tipo di allattamento vale l’altro.

2) Non conoscono i benefici dell’allattamento al seno per se medesime e per i bambini.

3) Non conoscono i possibili danni dell’allattamento artificiale.

Perché le mamme smettono di allattare al seno?
Quasi sempre,nelle prime ore di vita viene somministrata, con tettarella, una soluzione glucosata alternata a poppate al seno e il bambino fa confusione tra capezzolo e tettarella (nipple confusion).



Ci preme sottolineare come una prevenzione efficace richiede non solo che l’allattamento al seno, come tutti convengono, sia prolungato ben oltre i primi mesi di vita, ma anche come sia estremamente determinante la tutela dell’allattamento esclusivo per i primi quattro-sei mesi, intendendo con questo termine, in accordo con l’OMS, un allattamento materno senza integrazioni di nessun tipo né introduzioni di succhiotti, tettarelle o altri sostituti artificiali del seno materno.




















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11 O.Caponera.A. Comito.G. Ferretti. C. Lombardo. “l’allattamento al seno quale mezzo di prevenzione per la vita”. VII Congresso Nazionale della società di Neonatologia. 20-23 giugno 2001.Chieti.(IT)

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Effetti dell’allattamento artificiale sulla struttura cranio-mandibolo-vertebrale

di


EDOARDO BERNKOPF1, ORLANDO CAPONERA2, VANNA BROIA1, ANA MARIA BERTARINI3
1Specialisti in Odontostomatologia, Liberi Professionisti in Vicenza, Roma e Parma
2Specialista in Odontostomatologia, Azienda Sanitaria Locale “Roma E”, Roma
3Logopedista in Vicenza e Roma


EFFECTS OF BOTTLE FEEDING ON OROFACIAL DEVELOPMENT AND OCCLUSION
(Medico e Bambino 19, 234-236, 2000)
Key words
Bottle feeding, Breastfeeding, Orofacial development, Occlusion
Summary
The physiopathology of orofacial development under different circumstances (breast and
bottle feeding) is described and the abnormal occlusion that may derive from prolonged
bottle feeding and use of dummies, even in previously breastfed babies, is pointed out. Observational
studies are reported that show that increased incidence of orofacial abnormalities
and occlusion problems is associated with bottle feeding, with babies who were not
bottle-fed being practically free from occlusion problems. Abnormal orofacial development
and breathing patterns may also contribute to higher incidence of recurrent respiratory infections
in bottle-fed infants and toddlers. These findings represent an additional reason for
supporting prolonged breastfeeding and avoiding bottles and dummies.


Il bambino allattato al seno si ammala meno di otiti negli anni seguenti. Un effetto miracoloso sul sistema immunomucosale,
oppure un effetto meccanico della suzione sul morbido ed elastico capezzolo piuttosto che sulla più rigida tettarella?
Il lattante al seno impara ad usare la lingua e le labbra nel modo giusto, e conserva questa abitudine anche
dopo. È solo un’ipotesi, ma non è senza qualche sostegno epidemiologico serio.
Medico e Bambino 4/2000 235
RAPPORTO BOCCA/SENO MATERNO
Durante la poppata al seno il bambino apre la bocca divaricando le ossa mascellari quanto necessario, senza aver motivo di dislocare la mandibola all’indietro, come invece accade con il biberon. Il capezzolo materno viene dolcemente ma attivamente massaggiato con il movimento della lingua, che lo spreme
stringendolo contro il palato nella zona delle rughe, zona anatomica che,
anche dopo l’acquisizione dello schema deglutitorio definitivo e della posizione linguale e mandibolare di riposo, è deputata ad accogliere il normale appoggio linguale.
Anche le labbra partecipano attivamente alla poppata, per ottenere quel sigillo attorno all’areola, che invece la tettarella assicura passivamente per propria conformazione.
Poiché il sigillo labiale e la collocazione linguale sulle rughe palatine rappresentano i cardini della corretta posizione di riposo, si può dire che, con l’allattamento al seno, il neonato si allena a diventare lingualmente e labialmente adulto.
Nell’armonico sviluppo cranio-mandibolare del bambino gioca un ruolo importante anche il fatto che,nell’allattamento al seno, le mamme tendono ad alternare la poppata a destra e a sinistra.
Questo evita il consolidarsi di posture monolaterali e tendenzialmente laterodeviate inevitabili con l’uso del biberon, che non può prescindere, solitamente, dal fatto che la mamma sia mancina o destrimane.
RAPPORTO BOCCA/BIBERON
La tettarella del biberon disloca decisamente all’indietro la lingua, affidandole più il compito di regolare il flusso del latte aprendo o tappando il buchino (che le mamme colpevolmente spesso allargano per velocizzare l’operazione), che quello di far fuoriuscire attivamente il latte. Con l’allattamento artificiale, in pratica, il bambino impara a nutrirsi passivamente, con scarsa attività linguale e labiale, e soprattutto assumendo una postura linguale e mandibolare atipica e sostanzialmente scorretta.
Gli effetti negativi dell’allattamento artificiale sulla struttura cranio-mandibolare non si esauriscono nella fase dell’allattamento:
il bambino memorizza la diversa organizzazione linguo-labiale e deglutitoria, la mantiene anche dopo il passaggio all’alimentazione mista e, in assenza di trattamento logopedistico e odontoiatrico adeguato, molto spesso per tutta la vita.
Il diverso schema funzionale che viene a instaurarsi altera i meccanismi deputati al controllo dello sviluppo craniomandibolare, favorendo o determinando l’insorgenza di un grande numero di disgnazie
e di malocclusioni.
A questo proposito, val la pena sottolineare che il bambino con sindrome di Down, che abitualmente passa dall’allattamento al seno direttamente al bicchiere (i bambini Down solitamente non gradiscono il biberon), presenta una tipologia scheletrica e occlusale di terza classe (prognatismo mandibolare) e mai quella di seconda classe (retrusione mandibolare), tipica dell’allattamento con biberon. Il Down non fa normalmente uso
nemmeno di succhiotto.
In pratica potrebbe sembrare che, poiché l’uso del biberon tende a dislocare posteriormente la lingua e la mandibola,
i bambini che, come i Down, geneticamente presentano una lingua protrusa e iperatrtiva e un iposviluppo della
mascella, non possono apprezzare la fase intermedia del biberon, in genere molto gradita a tutti gli altri bambini.
Altro dato significativo potrebbe essere il confronto dell’incidenza delle malocclusioni nei bambini del Terzo Mondo
in rapporto a quelli dei Paesi sviluppati, e sopratutto il confronto , nell’ambito dei bambini di Paesi del Terzo Mondo,
tra quelli che, come già accennato, hanno avuto soltanto un’alimentazione tradizionale prolungata senza biberon e
quelli che hanno usufruito, per tempi più o meno lunghi, anche o solo delle metodiche importate dai Paesi sviluppati.
Riteniamo utile a questo proposito citare l’indagine che abbiamo condotto
(Caponera e collaboratori) in collaborazione con i Padri Camilliani in Kenya. Nei villaggi sulle colline di Kisii, nei
bambini in età compresa tra i tre e i sei anni, l’incidenza delle abitudini viziate e delle malocclusioni è prossima allo zero.
La situazione peggiorava già nei rilievi effettuati presso il Tabaka Mission Hospital, ospedale periferico situato nelle vicinanze di Kisii, dove esisteva una seppur modesta assistenza neonatale, ma sopratutto peggiorava decisamente in quelli effettuati nell’ospedale centrale di Nairobi. È molto probabile che la
spiegazione stia nel modello comportamentale delle madri, che nei villaggi collinari allattano i neonati esclusivamente al seno per ben due anni, mentre nella zona dell’ospedale missionario, e tanto più a Nairobi, sotto l’influenza delle strutture mediche occidentali, sostituiscono in tutto o in parte l’allattamento esclusivamente naturale con quello artificiale.
Il ruolo patogenetico dell’allattamento artificiale, nell’insorgenza di schemi deglutitori atipici e, di conseguenza, di
vari quadri di malocclusione dentaria e scheletrica, spiegherebbe l’alta epidemiologia delle malocclusioni stesse in tutti i Paesi sviluppati che, secondo studi recenti, può arrivare anche all’80% di casi significativi.
CONCLUSIONI
Non sarà inutile, infine, ricordare che vari studi hanno correlato alcuni quadri patologici, quali cefalee, otalgie e otiti ricorrenti, adenotonsilliti, apnee nel sonno con l’allattamento artificiale, ma sempre considerandone l’aspetto biochimico e psicologico (peraltro sicuramente in gioco), mentre raramente si è evidenziato il possibile ruolo di anello intermedio di congiunzione nella catena patogenetica svolto dalla malocclusione dentoscheletrica.
Infatti questa, come sopra accennato, è da un lato spesso legata all’allattamento artificiale a seguito degli 
errati schemi deglutitori (e respiratori) che quest’ultimo induce, dall’altro può costituire elemento strutturale predisponente all’insorgenza di quei quadri patologici.
Pertanto un recupero dell’allattamento al seno, in linea del resto con le reiterate raccomandazioni dell’OMS, anche
per questo motivo può a ragione essere
considerato un importante aspetto preventivo a vasto raggio, e un semplice ed efficace sistema di risparmio di risorse. In subordine, il precoce approccio logopedistico con la deglutizione atipica e
ortodontico con la malocclusione saranno indispensabili in particolare nei casi in cui l’allattamento al seno non sia risultato praticabile, e le conseguenze sulla struttura cranio-mandibolare, sull’occlusione dentaria e sugli schemi deglutitori, respiratori e fonetici appaiano evidenti.
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MESSAGGI CHIAVE
❏ Le peculiari caratteristiche della suzione
al seno, con partecipazione attiva
della lingua che comprime il capezzolo,
totalmente introiettato nel
cavo orale e compresso sul palato
duro, contribuiscono significativamente
alla strutturazione del massiccio
oro-facciale.
❏ Viceversa il biberon, dislocando
posteriormente la lingua, anche dopo
un periodo di allattamento al seno di
durata significativa, è in grado di
deformare il palato e di disabituare
alla suzione corretta.
❏ La memorizzazione di questo tipo
patologico di suzione e di ri-organizzazione
linguo-labiale, in assenza di
un trattamento logopedico e odontoiatrico
adeguato, si può mantenere
per tutta la vita e condiziona lo sviluppo
di disgnazie e malocclusioni.
❏ Questa ipotesi trova conferma a livello
popolazionistico nella assenza e
rispettivamente presenza di patologia
occlusale in popolazioni africane in
funzione delle abitudini alimentari
“antiche” (al seno esclusivo anche oltre
l’anno di età) o “moderne” (precoce
introduzione del biberon)

 



L'allattamento al seno riduce il rischio di apnea ostruttiva nel sonno


Da :


Brian Palmer, da Breastfeeding Abstracts, Vol.18 N. 3, Febbraio 1996


Per lungo tempo si è discusso sui benefici nutrizionali, immunologici ed emozionali dell’allattamento al seno. Quest’articolo vuole esporre un ulteriore beneficio dell’allattamento al seno, la riduzione del rischio di russare e dell’apnea ostruttiva nel sonno (Obstructive Sleep Apnea - OSA).
L’OSA è un condizione medica seria che coinvolge la capacità di respirare durante il sonno.
Una definizione semplificata dell’OSA è il blocco, durante il sonno, del flusso di aria per almeno 10 secondi in presenza di atti respiratori. L’OSA è generalmente caratterizzata da un russare sonoro, sonnolenza diurna, sonno interrotto da fasi di assenza del respiro, che generalmente finiscono con uno sbuffo. Altri sintomi di OSA negli adulti includono pressione sanguigna elevata, emicranie mattutine, depressione, comportamento suscettibile, deterioramento intellettuale, scarse prestazioni sul lavoro, impotenza maschile, perdita della memoria a breve termine. I sintomi nei bambini includono russare, emicranie, iperattività, ritardo nello sviluppo, problemi comportamentali, sonno agitato, incubi, enuresi (1-2) e disturbi dell’attenzione (3).
Qual è la relazione tra OSA e allattamento al seno?
L’allattamento al seno è importante per un corretto sviluppo dell’azione di deglutizione della lingua, per un allineamento adeguato dei denti e per il modellamento del palato duro (4-5).
Poppatoi, succhiotti e abitudini del neonato come succhiare eccessivamente il pollice, il braccio ecc.… possono comportare una pressione in avanti della lingua, ed una malocclusione.
L’occlusione ed il palato alto (approfondito) hanno effetto sul flusso d’aria che attraversa le vie respiratorie, e possono quindi contribuire all’OSA.
In base ai risultati di uno studio del 1973 (6), l’Associazione Americana dei Dentisti Pediatri ha notato che l’89% dei bambini di età tra i 12 ed i 17 anni presentava qualche forma di alterazione dell’occlusione, e che il 16% dei giovani presentava una malocclusione tanto seria e limitante da richiedere cure mediche. Tali dati impallidiscono se paragonati alle mie ricerche sui crani (4), e a quelle di altri (7-11), che dimostrano che prima dell’invenzione dei moderni biberon, circa 200 anni fa, nella popolazione la carie e la malocclusione erano minime.
Labbok (12) ha evidenziato una relazione diretta tra la lunghezza del periodo di allattamento e l’occlusione dentale: più a lungo un neonato veniva allattato al seno e migliore si presentava l’occlusione. Altri autori (13-20) hanno dimostrato che l’utilizzo di succhiotto e biberon ed analoghe abitudini possono causare problemi all’allattamento al seno e portare alla malocclusione.
Farsi (21) ha dimostrato che più a lungo un neonato veniva allattato e meno frequente era la suzione al succhiotto e al pollice. Hultcranz (22) ha trovato che il 6,2% dei bimbi presi in esame russava ogni notte dall’età di 4 anni, e un altro 18% russava quando era ammalato. Il numero di bambini che avevano usato il succhiotto era più elevato tra quelli che russavano che non tra quelli che non russavano (60% contro il 35%).
Un articolo, pubblicato nel 1997 da un gruppo di ricerca sul sonno di Standford, descrive una formula per predire l’OSA (23). Afferma che individui con palato alto, arcata dentale stretta, morso aperto (mandibola retratta) e collo massiccio, e che sono sovrappeso, sono a rischio di OSA. L’informazione è estremamente significativa, se ci si rende conto che le evidenze che ci vengono dallo studio dei crani dimostrano che, prima dell’invenzione del biberon e del succhiotto, palati alti, arcate dentali strette e morso aperto erano rari.
Il palato alto può influire sull’occlusione e sul respiro. Può anche restringere l’arcata dentale superiore e causare il morso inverso. Poiché il soffitto della bocca è anche il pavimento del naso, ogni aumento di altezza del palato diminuisce l’ampiezza della cavità nasale. Questa diminuzione di ampiezza può quindi aumentare la resistenza dell’aria attraverso il naso. Il palato alto può anche comportare un restringimento dell’apertura nasale posteriore o coana (apertura del cranio dietro il naso). Una apertura più piccola significa un inizio più stretto nella porzione di tessuto molle delle vie respiratorie. Più è stretto l’ingresso alle vie respiratorie e maggiore è il rischio di collasso delle stesse. I crani appartenenti alle epoche in cui l’allattamento al seno era universale presentano raramente aperture nasali posteriori strette. È possibile che, prima dell’invenzione delle tettarelle, l’OSA fosse del tutto sconosciuto al genere umano.
Qualunque cosa diversa dal seno materno, se introdotta eccessivamente nella bocca del neonato, può avere effetto sull’occlusione. L’impatto è causato da vari fattori, compresi intensità, durata e frequenza. Mentre il seno materno è morbido e si adatta alla forma della bocca del neonato, qualsiasi cosa indeformabile richiede che sia la bocca ad adattarsi (24). Inoltre, durante l’allattamento al seno, la lingua compie un movimento peristaltico al di sotto dell’areola (25-27). Tale movimento è cruciale per l’appropriato sviluppo della deglutizione, l’allineamento dei denti e il modellamento del palato duro.
Il movimento della lingua è anche una ragione per tagliare un frenulo linguale corto nel neonato: questo permetterà alla lingua di comprimere il seno e sviluppare il movimento appropriato. L’anchiloglossia, impedendo tale movimento, può portare ad una pressione in avanti della lingua con conseguente malocclusione).
Molti fattori, inclusa l’ereditarietà, influenzano la malocclusione. Grazie alla moderna medicina, bambini che in passato sarebbero morti oggi sopravvivono, inclusi quelli con geni recessivi che potrebbero influire sull’occlusione. Altri fattori che contribuiscono alla malocclusione sono: matrimoni tra culture diverse, differenza di taglia nei genitori, frenulo corto, dimensioni della lingua e delle tonsille, patologia, allergie, disfunzioni del sistema nervoso con effetti sui muscoli facciali, persino la dieta (7).
Comunque, questi fattori da soli non possono incidere per quell’89% di malocclusioni trovate nel 1973. Le abitudini del neonato sembrano essere il fattore che maggiormente contribuisce alla malocclusione.
Le conseguenze dell’OSA sull’economia e la salute sono impressionanti. La miglior prevenzione è allattare al seno e tenere lontano dalla bocca del bambino oggetti come i succhiotti. Visto che lo sviluppo craniofacciale è per il 90% completo dall’età di 12 anni (28), è importante intervenire presto (29-35). La prevenzione dell’OSA è un’altra ragione per cui il pubblico, le aziende sanitarie ed i professionisti di cure mediche, dovrebbero riconoscere l’importanza dell’allattamento al seno.

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Il Dr. Palmer è un dentista privato a Kansas City, Missouri. Ha un particolare interesse nel trattamento del russare notturno e dell’apnea ostruttiva nel sonno, ha fatto ricerche autofinanziate per più di 20 anni sul collasso della cavità orale e delle vie respiratorie, sui frenuli stretti e la carie infantile.
Traduzione di Anna Cavezzali